Riccardo Busetto
Italy Seveso
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Struttura di gioco semplice e intuitiva, meccanismi flessibili, differenti strategie da perseguire, grafica accattivante e ambientazione piacevole: ecco gli ingredienti per un gioco davvero riuscito. Non sono molti i progettisti che riescono nell'intento, ma quando la miscela convince, il passo per il successo è breve. Questo quanto capitato a Michael Tummelhofer con Stone Age, autore di una delle novità più interessanti del 2008, un gioco che avrebbe senz'altro meritato di più che una semplice nomina all'ambito Spiel des Jahres e di più di un magro 2° posto come miglior gioco tedesco dell'anno. Ma, si sa, competere con Keltis, Dominion o Agricola non è cosa da poco, anche per chi abbia già scalato il successo con un gioco geniale come Sankt Petersburg.
Un gioco dal fascino preistorico
La struttura di Stone Age costituisce una variante del classico gioco di gestione delle risorse secondo la migliore tradizione tedesca. La differenza è l'utilizzo della forza lavoro e del procacciamento delle risorse, che si basa su un sistema di lancio di dadi abbastanza innovativo. Innovativo, ma non sconosciuto, che si colloca in ogni caso nell'alveo di una tendenza seguita da diversi progettisti: da Sébastien Pauchon con il suo Yspahan, fino ai nostri Chiarvesio e Iennaco con il loro riuscitissimo Kingsburg. La gestione dei dadi è comunque tutta particolare e, si vedrà, il fattore fortuna viene in realtà ridimensionato pesantemente (entro certi limiti, naturalmente). In ogni caso: uomini, risorse, evoluzione tecnica e culturale stanno alla base della struttura del gioco; il resto lo fa l'abilità dei giocatori.
Ambientazione e materiali
Come dice il titolo, siamo nell'età della pietra o, in ogni caso, in quella età che segue direttamente il passaggio dal nomadismo alla civiltà stanziale. C'è tutto da costruire e da scoprire. Si creano le specializzazione tecnologiche ed economiche, ci si evolve culturalmente ed economicamente. In Stone Age tutto ciò è illustrato con particolare cura, con una grafica che dire spettacolare è poco (secondo il nostro parere è questo - insieme a The Pillars of Earth - il più bel boardgame attualmente in circolazione), con una serie di dotazioni in legno classiche dei giochi tedeschi e corredato da segnalini e carte che graficamente ben si integrano con l'impatto estetico totale. Insomma, per i cultori del genere, è questo un gioco che viene acquistato anche e soprattutto per l'impatto visivo, che naturalmente trova un suo pari riscontro nel indubbio piacere di gioco che Stone Age garantisce.
Meccaniche innovative
Come si fa a progredire? Naturalmente il gioco si basa sulla raccolta di materie prime che servono a costruire edifici e acquisire competenze tecniche, scientifiche e culturali. Ogni turno i giocatori decidono dove mandare gli uomini della propria tribù e ottenere risultati economici. Cinque aree, presenti sulla parte superiore del mappa, permettono di ricavare altrettante risorse (cibo, legno, argilla, pietra e oro). Nella zona centrale sono raccolte le attività eseguibili entro lo spazio del villaggio (creazione di attrezzi, miglioramento agricolo, riproduzione degli abitanti); infine vi è l'area posta alla base della mappa, in cui trovano posto i quattro spazi per altrettante carte di civilizzazione e quattro per la costruzione di capanne. Il fine del gioco è quello di creare quanti più edifici sia possibile e/o accaparrarsi quante più carte civiltà siano disponibili, sempre chiaramente considerando certe particolarità: a seconda della strategia impostata si preferirà infatti ottenere il massimo numero di carte "attrezzi", o di carte "costruzione" o, ancora, di carte "evoluzione culturale". Come si è detto, il vero nucleo portante di Stone Age risiede nel particolare conteggio per l'accapparramento delle risorse di base. Il giocatore può dedicare un numero a scelta di uomini da dedicare a determinate raccolte (entro un massimo di sette) che corrisponde al numero di dadi da gettare. Più forza lavoro viene impiegata, maggiori saranno naturalmente le possibilità di ottenere risorse. Chiaramente la difficoltà intrinseca di approvvigionarsi di certi materiali rispetto ad altri è stata debitamente conteggiata dal progettista: per fare un esempio, basterà lanciare un 2 per ogni punto di cibo, mentre ci vorrà come minimo un 6 per ottenere un lingotto d'oro. Si capisce quindi che più uomini si dedicheranno alla raccolta, maggiore sarà il numero di dadi, maggiore il numero di risorse ottenibili. Il fattore fortuna esiste a questo livello, ma viene mitigato dalle possibilità intrinseche di moltiplicazione dei dadi lanciati. Una volta ottenute risorse queste serviranno, come si è visto, ad acquistare carte (che consentono di ottenere punti vittoria finali o vantaggi immediati) o segnalini di capanne (che permettono di accumulare immediati punti vittoria).
Pro e (pochi) contro
Partiamo dai pochi difetti di un gioco di cui non riusciamo a parlare in modo negativo. Forse il fattore fortuna - limitato comunque dal gran numero di dadi lanciabili - potrebbe in certi casi interferire con l'andamento del gioco. Lo slittamento calcolato della posizione dei giocatori all'interno del turno (che passa al giocatore di sinistra ogni turno), potrebbe anche in questo caso creare problemi di casualità. Il meccanismo di gioco potrebbe infine infastidire giocatori più "esuberanti", così come il conteggio finale dei punti, forse un po' troppo macchinoso e complicato. Altro non sapremmo che dire, se non che Stone Age è certamente uno dei giochi più belli mai apparsi negli ultimi dieci anni, splendido per grafica, equilibrato per meccanismo di base e che sfrutta esempi collaudati integrandoli con trovate geniali e funzionali, abbastanza profondo come strategie percorribili, veloce da giocare e dal costo tutto sommato contenuto. Per concludere, lo consigliamo vivamente anche a chi non sia un esperto e che voglia passare un'ora traendo da questa piacere e soddisfazione (chi lo volesse provare on line può trovarne una copia identica al gioco da tavolo presso il sito tedesco www.brettspielwelt.de).
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