Riccardo Busetto
Italy Seveso
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L'ambientazione spaziale si presta con grande facilità a servire da scenario a qualsiasi sistema di gioco, riuscendo ideale quando si tratti di correggere errori o affinare particolari in fase di progettazione o di test. Inoltre, i mondi spaziali ben si prestano a una maggiore libertà per chi si occupi delle illustrazioni di gioco, consentendo qualsiasi innovazione e sperimentalismo grafico di sorta.
Galactic Emperor sembra rappresentare il classico gioco che parte da una struttura e - successivamente - viene "rivestito" con un argomento, quello spaziale in questo caso. Se poi ci si aspetta innovazione o sperimentalismo a livello grafico, questo è un altro argomento.
Grafica... che dire?
Diciamo che a una prima valutazione, l'impatto di Galactic Emperor non è certo entusiasmante. Mentre l'immagine della scatola può trovare i suoi estimatori, la plancia di gioco e il materiale in dotazione non gridano certo alla spettacolarità. Una buona dose di monotonia cromatica domina la componentistica, situazione questa che - abituati come siamo ormai alle colorazioni spinte e gradevolissime di certe produzioni ludiche del momento - può leggermente infastidire. Il blu scuro imperversa sulla mappa, sugli esagoni d'esplorazione, sulle tessere di specializzazione e sulle tesserine delle tecnologie. E' tutto blu Galactic Emperor. Mentre le scritte sulla plancia sono quasi illeggibili per una dubbia scelta cromatica, pianeti e basi spaziali ricordano le illustrazioni di un classico spaziale come il Cosmic Encounter GW della metà degli anni '80. Ma quelli erano altri tempi. Insomma, chi ha curato la grafica del primo gioco da tavolo della Crosscut Games non ha certo dato il meglio di sé (o, forse sì, ma allora è bene che i vertici dell'azienda pensino a delle alternative). Ah, dimenticavamo i segnalini in plastica, navi spaziali colorate e sovradimensionate (soprattutto i dreadnought) al punto da arrivare ad essere quasi ingestibili sugli esagoni di ridotte dimensioni; e poi gli immancabili cubetti di legno colorato per le risorse; tanto ad indicare che il gioco tenta di porsi a cavallo fra uno eurogame e un prodotto americano.
Ritorni dal passato (e dal presente)
Proprio questa ambivalenza spinge Adam West, l'ideatore, a dichiarare quello che è la struttura di Galactic Emperor: una sorta di gioco che vuole collocarsi fra due filosofie progettuali diverse fra loro. Stati Uniti da una parte, Europa (Germania) dall'altra. Ma tra il dire e il fare... La struttura di gioco non è male, ma al giocatore più attento (che in genere coincide con quello che ha più esperienza di gioco) i ritorni non possono che essere sempre più evidenti, fin dalla prima lettura delle regole. Twilight Imperium (3a ed), Puerto Rico, A Castle for All Seasons, Mission: Red Planet (e questi sono solo alcuni fra i tanti) non possono non venire in mente per la struttura (addirittura alcuni hanno indicato GE come versione abbreviata di TI-3, ma noi non vogliamo esporci a tali conclusioni). La scelta ogni turno di un ruolo diverso è un sistema usato da tanti progettisti, oseremmo dire troppi fino a questo momento. Sta di fatto che è un sistema funzionale a cui Galactic Emperor non si sottrae. Il sistema d'influenza sui tratti di spazio esplorato molto ricorda le soluzioni di El Grande, mentre il sistema di fissazione delle quote di mercato delle merci, una delle vere originalità del gioco (l'altra è la possibilità a chi esercita il potere nel turno di determinare l'andamento del secondo e dei successivi giocatori) si basa su un sistema di dadi che tanto ricorda Kingsburg o Yspahan. Una novità sta nelle due fasi della partita, scandite dal collasso - al centro della mappa - di una stella che, trasformandosi in un buco nero, determina cambiamenti nell'ordine delle scoperte e del movimento (oltre che delle opportunità di scelta dei ruoli, visto che gli scienziati vengono da quel momento sollevati dall'incarico). In GE c'è un po' di tutto, soprattutto di giochi che continuano a imperversare sui tavoli di convention pubbliche o private.
Concusioni
Il ritorno del pubblico sembra esserci: le valutazioni presso siti e riviste del settore sono tutte mediamente positive. Non vorremmo sottrarci a questa sorta di imposizione psicologica, ma dire che Galactic Emperor sia un gran gioco proprio non ce la sentiamo. Sarà per la grafica (difficilmente riusciamo ad avvicinarci a un gioco che non sia esteticamente gradevole), sarà per i revenants ludici che la struttura del gioco rievoca, sarà per il prezzo, che negli Stati Uniti si attesta sui 55 dollari, sta di fatto che riusciamo ad attribuire a questo gioco solo una sufficienza risicata. Ma solo per il fatto che la partita - alla fine - si svolge in modo fluido, con buona interazione fra i giocatori e con tempistiche non troppo estese.
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A. B. West
United States Beech Grove Indiana
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I'm sorry the graphics didn't quite work for you, but am glad the game played well. I do appreciate the review!
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